m.u.d.a.n.z.e (nello stato d’eccezione della pelle)

m.ud.a.n.z.e (nello stato d’eccezione della pelle) è un progetto artistico che prevede la creazione di un dispositivo performativo e relazionale che coinvolge diverse comunità di bambin* e adulti durante i processi creativi in residenza e attraverso la realizzazione e co-creazione di performance partecipate. Alla radice del lavoro c’è l’esigenza di coinvolgere un gruppo di bambin* nel processo creativo, facendone co-autrici e co-autori del progetto. Questo per incoraggiare dinamiche a-gerarchiche tra adulti e bambin*. Dal 2021 Valentina Pagliarani collabora con sei bambin* dai 7 agli 11 anni, co-creator* dello studio e performer insieme a lei. Dare spazio e potere al pensiero infantile è la radice profonda di un lavoro di ricerca che si dedica all’infanzia come atto politico e reale presa di cura del presente. E’ disseminare le molteplici rivoluzioni che nascono quando una pratica artistica si mette al completo servizio dell’autenticità del pensiero infantile. E’ un atto di cura verso quel vulcano in cui migrano i bambini e le bambine per rifugiare il proprio corpo, nella continua ricerca di una libertà che non riesce a trovare espressione in un mondo adulto-centrico fondato su condizionamenti socio-culturali, modelli, mitologie personali e pedagogie direttive. E’ una gentile coalizione, un continuo atto di r-esistenza. 

Partendo da questa radice di pensiero m.u.d.a.n.z.e (nello stato d’eccezione della pelle) nasce dal bisogno di interrogare la relazione tra il corpo e lo spazio che fin dall’infanzia percepiamo come casa. Che cosa ci è veramente casa in un presente che ci spinge sempre più verso una deriva nella quale ogni distanza, reale o immaginaria, conduce ogni corpo a incarnare una nuova e opaca rappresentazione di sé? Cosa avviene esattamente su quel confine pelle che apparentemente separa il nostro corpo da quel dentro offrendoci una veduta sul fuori? Può il nostro corpo esserci casa e farsi al contempo spazio e luogo? In un tempo in cui emerge l’estroversione forzata di ogni interiorità e la forzata introiezione di ogni esteriorità, pare urgente tornare nel e con il corpo, farlo diventare spazio di continua indagine e delicato luogo d’incontro con tutto il vivente. In quell’immagine esterna di un mondo nel quale non c’è più nulla da vedere, il mondo del tutto visibile, il corpo diventa quello spazio potenziale nel quale sgomberare tutto ciò che opacizza il nostro sguardo, facendosi casa r-esistente. 

Questa ricerca nasce durante il tempo di isolamento in lockdown, immersa in quel tempo in cui nel corpo si sono generate percezioni ipnotiche e totalizzanti della distanza fisica dagli altri e dai luoghi. La pelle appare un possibile margine che si fa anche argine per il corpo, confine di transito che tenta di annullare ogni forzata dicotomia tra dentro e fuori, aprendo le strade ad un ascolto più globale in cui ogni corpo diventa dimora. Pelle che è anche un porto provvisorio in cui attraccare in attesa di sentirsi mondo con il mondo. Un corpo che ha bisogno di occupare sempre più attivamente i luoghi per sentirsi esso stesso spazio di pensiero e di re-azione. Un corpo che ha bisogno di porgere il suo sguardo alla pelle dell’infanzia, lì in quel territorio tanto fragile quanto potente in cui tutto è già mondo-casa. Un corpo che è tracciato da una rappresentazione forzata dall’esterno, da quel mondo adulto che sempre di più porge sguardi domati da pregiudizio e sistematico controllo.

La prima azione di m.u.d.a.n.z.e (nello stato d’eccezione della pelle)è stato un workshop denominato|home|walk| che è stato presentato nel 2020 a Orlando Festival (Bergamo) e in Fabbrica del Vapore (Milano) traducendosi in un’installazione e un workshop che coinvolge attivamente il pubblico (composto di adulti e bambin*) che è invitato a esplorare con il corpo lo spazio urbano restando in connessione con la performer, seguendo alcune tracce audio ascoltate in cuffia. Nel suo attuale formato il progetto propone una relazione con i luoghi specifici che si sviluppa nelle seguenti azioni: 

  1. Un periodo di ricerca che prevede il coinvolgimento mediante un laboratorio di trasmissione con una comunità di bambin* del territorio che poi parteciperanno alla performance.
  2. la creazione insieme a* bambin* di m.u.d.a.n.z.e site specific per i luoghi del festival.
  3. Una performance partecipata coinvolgendo un pubblico di adulti e bambin*. 
  4. La possibilità di aggiungere un laboratorio per bambin* e adulti insieme dal primo studio di |home|walk|.

Una m.u.d.a.n.z.a. è una partitura di possibilità aperte, una moltitudine di derive per il corpo che si andranno a inscrivere site specific in quel luogo successivamente a sessioni di gioco e di improvvisazione con i bambini. Tutte le m.u.d.a.n.z.e create site specific nei luoghi di residenza saranno documentate dalla poetica video di Pierpaolo Zimmerman per poi divenire uno degli elementi installativi nella performance. Il lavoro con il corpo, che si realizza prevalentemente sullo spazio pubblico naturale e urbano, presuppone anche la creazione di un archivio sonoro composto da registrazioni di tracce vocali in cui performer, bambin* registrano l’esperienza attraverso la condivisione di pensieri e la creazioni di mappe che si creano di volta in volta attraverso un gioco di collage visivo di ciò che lo sguardo sceglie partendo dall’immaginario di quel preciso momento di esplorazione. Queste tracce vocali insieme agli ambienti sonori composti dal compositore Glauco Salvo andranno a comporre una playlist che accompagnerà il pubblico nell’esperienza durante la performance con il pubblico, stimolando il corpo di ogni partecipante ad agire in uno spazio di condivisione con la performer e il gruppo di bambin* performer. La performance è pensata come un’esperienza partecipata in cui il pubblico verrà coinvolto in una serie di azioni tra danza e gioco, attraversando e occupando lo spazio urbano e creando diverse dimensioni d’ascolto e di esperienza in una relazione attiva del corpo con la città.

di Valentina Pagliarani + Ludovico Muccioli, Ayla Niego, Flora Marie Fabbri, Vera Lanzarini, Cordelia Mazzotti, Margherita Candalise  / performer: Valentina Pagliarani, Camilla Neri, Ludovico Muccioli,  Ayla Niego, Flora Marie Fabbri, Vera Lanzarini, Margherita Candalise / suono Glauco Salvo / cura dello spazio installativo Filippo Tappi  / video installazione Pierpaolo Zimmerman / cultural advisor: Giulia Grechi / creative producer: Silvia Albanese / consulenza artistica:  Salvo Lombardo / produzione esecutiva: Chiasma con il sostegno di MiBACT – Ministero Beni e Attività Culturali e del Turismo / con il sostegno di: Centro Nazionale di Produzione della Danza Virgilio Sieni e di Fondazione CR Firenze, Orlando Festival, AIEP – Ariella Vidach, Teatro del Carro – Residenza artistica MigraMenti, Attitudes – Spazio alle arti, Katrièm